Isola di Montecristo – Arcipelago Toscano - Italia

Siti storici, religiosi e naturalistici

Montecristo può essere ritenuta “isola europea” poiché  il Consiglio d’Europa le ha assegnato il prestigioso Diploma Europeo per la conservazione e la valorizzazione della natura per tutti i popoli europei e per il benessere materiale e spirituale delle generazioni presenti e future.

Le motivazioni dell’assegnazione fanno riferimento alle specificità naturali e alla storia religiosa dell’isola.

L’isola di Montecristo può essere ritenuta un unicum dal punto di vista naturalistico per la sua geologia, la fauna e la flora in terra e in mare.

Geologicamente è un ammasso di granito con caratteristiche diverse da quelle presenti all’isola d’Elba.

Componenti naturali rilevanti della flora sono i lecci, l’ailanto, il cisto, l’elicriso, il rosmarino, l’erica arborea e scoparia, il maro; le entità botaniche spontanee presenti nell’isola sono oltre trecento.

Le specie introdotte sono tutte nell’area intorno alla Villa reale (pini,eucalipti,palme).

Tra i mammiferi la capra selvatica è molto diffusa, mentre la foca monaca sembra scomparsa.

Sono presenti conigli selvatici e ratti. L’avifauna è ben rappresentata da colonie nidificanti di gabbiano corso e di berta minore.Nidificano uccelli rapaci come il falcone pellegrino e il gheppio. Presente e forse nidificante la rarissima aquila del Bonelli. Sono pochi i piccoli uccelli che si riproducono sull’isola e tra questi la magnanina, il pigliamosche e le coturnici orientali. Importante è l’avifauna migratoria che sosta numerosa in Montecristo in ottobre-novembre e marzo-aprile.Tra i rettili si ricorda la lucertola, il biacco e la vipera. Tra gli anfibi, la rana tirrenica.

Nell’ambiente marino si trovano pesci stanziali come castagnole, triglie, cefali, saraghi, lecce e orate, molluschi e crostacei coma l’aragosta. Le ripide coste sprofondano nel fondo marino e intorno ai venticinque metri di profondità, dove si fanno meno scoscese, compaiono le praterie di poseidonia, tra cui si nascondono le nacchere. A quarantacinque metri di profondità cominciano le foreste di paramonicee di color rosso e a cinquanta metri è possibile trovare colonie di corallo.

Accanto a questo patrimonio naturale di grande valore, esiste un patrimonio storico-culturale costituito dalla storia monastica-religiosa e dalle numerose vicende umane di cui l’isola è stata teatro.

L’isola fu rifugio di eremiti e con S. Mamiliano  iniziò una millenaria vita religiosa dal V secolo dopo Cristo fino al 1500 quando i pirati mussulmani turchi depredarono l’isola; vestigia di questa vita eremitica sono il complesso del monastero di S. Mamiliano con la  Grotta del Santo e i resti di mulini medioevali.

Nel 1800, Montecristo fu oggetto di colonizzazione: l’attuale casa del guardiano è sorto sulle prime edificazioni eseguite da Abriel e Watson Taylor. La Villa reale era utilizzata dal re d’Italia Vittorio Emanuele III che veniva assai spesso sull’isola in villeggiatura con la moglie Regina Elena per trascorrervi ore serene e per praticare la caccia alla capre in compagnia degli ospiti illustri. Montecristo era diventata riserva di caccia reale.

Sulla spiaggia di Cala Maestra esiste un manufatto conosciuto da tutti come il “magazzino dei pescatori”.

Fu donato dalla Regina Elena ai pescatori per potervi rifugiare in caso di maltempo. Esso è la memoria di un altro aspetto della storia di Montecristo, legato alla vita dei pescatori. I dintorni dell’isola furono infatti per molto tempo fonte di lavoro per le famiglie di pescatori provenienti soprattutto dall’Elba per la ricchezza del pescato.

Sul fondo marino giacciono relitti di navi affondate di epoca romana e medioevale con tutto il carico ancora da indagare e studiare.

Nonostante fosse così presente nella memoria e tante le vicende umane che l’hanno animata, l’isola rimane “misteriosa” anche agli stessi abitanti dell’arcipelago.

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